Uno sguardo cattolico sul presente

L'odio come scusa

È preoccupante osservare come le autorità pubbliche si stiano ponendo come una sorta di "museruola selettiva" che misura le espressioni pubbliche dell'opinione dei cittadini con uno strano metro di giudizio.

Montserrat Gas Aixendri

25 novembre 2022

libertà di espressione censura

Ogni essere umano dotato di comprensione ha la sana abitudine di pensare ed esprimere opinioni sui propri pensieri.

È uno Stato di diritto che prevede che i suoi cittadini siano liberi di esprimere le proprie opinioni in pubblico e in privato. È anche un segno di civiltà e di acume intellettuale saper ascoltare le voci critiche o contrarie ai propri pensieri e alle proprie opinioni.

In un regime di libertà come quello che meritiamo di avere, nessuno è obbligato a seguire i dettami dell'opinione altrui, così come nessuno è legittimato a mettere a tacere o a tappare la bocca a chi esprime un'opinione diversa con mezzi legittimi.

È quindi (molto) preoccupante osservare come le autorità pubbliche si stiano ponendo come una sorta di "museruole selettive" che misurano le espressioni pubbliche dell'opinione dei cittadini con uno strano metro - molto largo da un lato e molto stretto dall'altro.

Mi riferisco a fatti molto concreti, come le varie campagne pubblicitarie e di opinione, critiche nei confronti dei capricci legislativi a cui ci siamo abituati negli ultimi tempi.

Per fare un esempio recente: il Dipartimento di "uguaglianza e femminismo" della Generalitat ha vietato la circolazione di un autobus con slogan critici nei confronti della "legge trans" ("no alla mutilazione infantile", "les niñes no existen", ecc.), con il pretesto di "incitare all'odio contro un gruppo vulnerabile".

È chiaro che tali slogan non incitano in alcun modo all'odio, ed è deplorevole che non abbiano potuto circolare in Catalogna, così come numerosi slogan che incitano chiaramente all'odio nei confronti dei cattolici e di altri gruppi di cittadini che non seguono il diktat politico.

In uno Stato democratico, i diritti non possono essere concessi arbitrariamente a chi fa i salti mortali della correttezza politica e negati a chi non è d'accordo.

Direi che siamo molto vicini a una nuova (o non tanto nuova) inquisizione, che agisce con crescente sfacciataggine sotto un ombrello che - almeno nei media - funziona per loro: quello dei crimini d'odio.

Questa formula sta diventando un facile e - mai come in questo caso - "odioso" catch-all per cercare di mettere a tacere le voci dissenzienti.

Ciò che in un Paese democraticamente sviluppato non è altro che una legittima espressione della partecipazione dei cittadini e della volontà di influenzare il dibattito politico, nel nostro Paese viene apertamente censurato con uno slogan che è una rozza manipolazione di ciò che è l'incitamento all'odio. Questo reato penale non può essere usato come alibi per chiudere la bocca a una parte della società.

I cittadini sono in grado di selezionare ciò che li interessa e ciò che non li interessa. Confondere (o cercare di camuffare) il dissenso con l'odio è tipico dei regimi autoritari che esercitano la censura come autodifesa.

La paura che certe voci vengano ascoltate pubblicamente è spesso sintomo di indigenza intellettuale o di totalitarismo settario, o di entrambi.

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