Uno sguardo cattolico sul presente

Confraternite: giustizia o carità?

La giustizia è la prima via della carità: non posso dare agli altri ciò che è mio senza prima dare loro ciò che è loro di diritto; ma la giustizia da sola non dà all'uomo tutto ciò che gli spetta, ha bisogno anche di Dio.

Ignacio Valduérteles

10 maggio 2022

carità

Tre fatti: il deficit pubblico per quest'anno dovrebbe essere di 5,3%; il debito pubblico raggiungerà 116,4% del PIL; l'inflazione media annua sarà di circa 7,5%. Tradotte a livello nazionale, queste cifre equivarrebbero a dire che, quest'anno, una famiglia tipo spenderà 5,3% in più di quanto guadagna.

Di conseguenza, dovrà prendere in prestito 116,4% del suo reddito annuale per sopravvivere, con tassi di interesse crescenti; inoltre, pur mantenendo lo stesso reddito, le spese aumenteranno di 7,5%.

Si potrebbero apportare alcune sfumature tecniche a questo confronto, ma la situazione è in linea di massima questa.

In queste proiezioni c'è però un errore di fondo: considerare solo gli aspetti strettamente economici, senza rendersi conto che l'economia è una questione radicalmente antropologica, un'azione umana (Mises, "L'economia è una questione antropologica, un'azione umana"). dixit), che non si esaurisce o si risolve in proposte di spesa pubblica, aumenti di tasse o aiuti e sussidi, ma nell'identificazione della persona umana e nel rispetto della sua dignità unica. Ogni decisione economica ha conseguenze morali.

La sinistra proclama la necessità di una maggiore giustizia sociale, che si concretizza nell'aumento dello stato sociale, garantito dai poteri pubblici. L'altra parte sostiene la libertà e la responsabilità personale nell'attività economica e la libertà di mercato come mezzo per garantire la distribuzione delle risorse.

Qui le confraternite hanno qualcosa da dire e da fare nella loro duplice missione di agenti della Carità e di rigeneratori della società dall'interno.

Le confraternite non pretendono di dare una soluzione tecnica ai problemi economici, i loro criteri sono contenuti nella Dottrina sociale della Chiesa, che non è una "terza via" tra capitalismo e socialismo, perché non bada alla "logica delle operazioni", ma alla "logica del dono", alla libera accoglienza dell'amore di Dio, che è ciò che determina la qualità dell'azione umana che attiva le operazioni.

"Si tratta di promuovere la giustizia, non di fare l'elemosina", dicono alcuni, creando così una falsa coppia dialettica tra giustizia e carità, che identificano come una concessione del capitalismo per alleggerirsi la coscienza. Questi apostoli dello Stato sociale dimenticano che la giustizia è inseparabile dalla carità, intrinseca ad essa; essa presuppone la giustizia e la perfeziona.

La giustizia è la prima via della carità: non posso dare agli altri ciò che è mio senza aver prima dato loro ciò che è loro di diritto; ma la giustizia da sola non fornisce agli esseri umani tutto ciò che è loro di diritto; essi hanno anche bisogno di Dio, il che implica il dono di sé.

La sostituzione della carità con l'attenzione dello Stato lascia insoddisfatti i bisogni morali e spirituali più fondamentali delle persone e perpetua la povertà materiale (Benedetto XVI).

Lo Stato sociale in continua espansione rende più difficile l'esercizio della carità e relega la Chiesa, e anche le confraternite, al rango di entità filantropiche sussidiarie dello Stato.

La carità non è dare, è "soffrire con", per questo le confraternite non fanno elemosina, distribuiscono giustizia, più amore; in esse la carità cristiana è intrinseca alla loro natura, non un optional.

La carità non riguarda solo la soluzione di bisogni materiali immediati, ma anche la dignità personale di ciascuno degli assistiti. La sinistra non capisce l'approccio individuale, da persona a persona, tende all'ingegneria sociale, ma questa non riesce ad affrontare ogni singola persona, ed è per questo che lo stato sociale a questo punto fallisce.

Un ultimo dettaglio importante da tenere a mente: in questa battaglia per rispondere ai bisogni degli altri, le confraternite non generano risorse, né emettono "debiti di confraternita" per far fronte alle loro opere di carità.

Ottengono risorse dalla società, non con i mezzi coercitivi della tassazione, ma facendo appello alla carità e alla solidarietà di tutti. Sono gli "agenti sociali" della carità.

Oltre a soddisfare i bisogni delle persone, le confraternite ricostruiscono così le fondamenta morali dell'economia, unendo giustizia e carità. Non si dovrebbe chiedere né più né meno a queste istituzioni che hanno in mano, in larga misura, la ricostruzione dei nostri valori sociali.

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