Uno sguardo cattolico sul presente

Accettare o rifiutare l'amore. Giovedì Santo (A)

Vitus Ntube commenta le letture del Giovedì Santo (A) di giovedì 2 aprile 2026.

Vitus Ntube

30 marzo 2026

«Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».» (Gv 13,1). In questo momento sacro della Settimana Santa - la madre di tutte le settimane, la più importante dell'anno liturgico - con la celebrazione di oggi entriamo nel Triduo Pasquale. Il Triduo sacro inizia con ciò che caratterizza più profondamente Dio e il cristianesimo: l'amore. Questa sera celebriamo la Messa della Cena del Signore, l'istituzione della Santa Eucaristia.

La liturgia di oggi è segnata dall'amore in azione. San Giovanni, nel suo racconto dell'Ultima Cena, introduce la scena con una profonda affermazione: Gesù «Li ha »amati fino alla fine". Non è un amore a metà. È un amore portato all'estremo, un amore portato alla sua pienezza e al suo compimento. Giovanni ci dice che Gesù sapeva che era giunta la sua «ora», l'ora della sua passione. La croce doveva essere la manifestazione più radicale del suo amore, perché «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Prima ancora di questo atto supremo, però, il Signore offre ai suoi discepoli un segno concreto di questo amore: lava loro i piedi. È, per così dire, un'anticipazione del mistero della Croce.

Dio ci ama così tanto da scendere per incontrarci ai nostri piedi. Scende dalla gloria divina, assume la condizione di servo e ci incontra nella nostra fragilità e miseria. In Cristo Gesù, Dio si inginocchia davanti all'umanità. Fa il lavoro di uno schiavo, lavando i nostri piedi sporchi, purificandoci affinché possiamo sedere alla sua tavola e partecipare al banchetto eucaristico.

La prima lettura racconta il pasto dell'agnello pasquale, prefigurazione della Cena del Signore nell'Antico Testamento. La seconda lettura, tratta dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi, presenta il compimento di questa prefigurazione nel Nuovo Testamento e mostra come questo mistero sia stato trasmesso a noi. Nel Vangelo, tuttavia, vediamo l'atteggiamento interiore che muove tutto: l'amore. L'amore è la forza che spinge Cristo a donarsi completamente.

Di fronte a un amore così estremo e totale, possiamo rispondere in due modi: come Pietro o come Giuda. L'amore di Gesù è così travolgente da lasciare Simon Pietro sconcertato. Quando Gesù gli si avvicina, Pietro protesta: «Signore, vuoi lavarmi i piedi?».» Gesù risponde: «Quello che faccio non lo capite ora, ma lo capirete dopo». Pedro inizialmente resiste: «Non mi laverai mai i piedi», Ma Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte con me».  Pietro fatica a capire, ma alla fine si lascia amare. Di fronte a tanta umiltà e a un amore così radicale, esita, ma non chiude il suo cuore.

Giuda, invece, risponde in modo diverso. Gesù dice: «Voi siete puliti, ma non tutti lo sono.«. Giovanni spiega che Gesù sapeva chi lo avrebbe tradito. Giuda non contesta o protesta apertamente. Piuttosto, rifiuta silenziosamente un amore così estremo e completo. È il rifiuto dell'amore - non voler essere amati, non amare - che rende un uomo impuro.

Siamo in grado di accettare un amore così completo o lo rifiutiamo facilmente perché non lo comprendiamo? Gesù è rimasto nell'Eucaristia per amore. Ama anche noi in modo radicale. La mancanza di comprensione non deve portarci al rifiuto, ma a una comunicazione più profonda con Dio. Siamo aperti all'amore o chiusi ad esso?

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