Uno sguardo cattolico sul presente

La comunicazione della Santa Sede, tra riforma ed evangelizzazione 

Il libro di Angelo Scelzo "Dal Concilio al web. La comunicazione vaticana e la scorta della riforma" analizza le sfide comunicative che la Chiesa deve affrontare in un mondo dominato dalle nuove tecnologie, per utilizzarle come strumenti di evangelizzazione.

Paloma López Campos

17 giugno 2023

Comunicazione
(Unsplash / Roman Kraft)
Angelo Scelzo, autore di "Dal Concilio al web. La comunicazione vaticana e la scorta della riforma" (foto CNS/Catholic Press Photo)

L'invito a recuperare la lezione conciliare che invita a "non banalizzare il messaggio". Il cardinale Matteo Il cardinale Matteo ZuppiArcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della presentazione, mercoledì 14 giugno, al Università Lumsa di Romadal libro di Angelo Scelzo "Dal Concilio al web. La comunicazione vaticana e la scorta della riforma", pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana.

L'opera rappresenta "la testimonianza lasciata da un modesto 'insider' in un importante momento di cambiamento", come sottolinea in conclusione lo stesso autore, che è stato vicedirettore de "L'Osservatore Romano", sottosegretario dell'allora Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede.

"A volte l'interpretazione giornalistica non prevede la lettura del testo", ha detto Zuppi, citando il caso del discorso di Benedetto XVI a Regensburg. A volte succede che "l'atteggiamento del giornalista è talmente prevenuto che il testo finisce per diventare irrilevante".

Le sfide della comunicazione

Il libro analizza le sfide comunicative che la Chiesa deve affrontare in un mondo dominato dalle nuove tecnologie, per utilizzarle come strumenti di evangelizzazione. Nelle prime pagine, il racconto delle tappe che hanno portato alla riforma voluta da Papa Francesco. Sullo sfondo, le origini della comunicazione vaticana nata dal Concilio. Si parla dei cambiamenti nel campo della comunicazione, dei grandi eventi coperti dai media, dei diversi stili e linguaggi dei papi e della comunicazione in tempi di pandemia.

Zuppi lo ha definito un "excursus storico" che aiuta a ripercorrere la "complessità" della comunicazione della Santa Sede dal Vaticano II a oggi, spiegando che "c'è un 'parlare con il linguaggio del cuore', semplice, diretto, immediato", come quello di Papa Francesco, ma c'è anche "l'interpretazione", in cui a volte c'è una certa "malizia".

La comunicazione, parte fondamentale della missione

Dopo il saluto del rettore della Lumsa Francesco Bonini, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini ha sottolineato che "la comunicazione è parte fondamentale della missione della Chiesa". La sfida è "costruire, con l'umiltà degli artigiani, un sistema relazionale capace di raccogliere, organizzare e mettere in rete una lettura diversa del mondo".

Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 2006 al 2016, ha vissuto i primi passi della riforma. C'era la convinzione comune che fosse necessaria", dice, "si sentiva che era urgente e che stavamo aspettando troppo, ma la sensazione era che mancasse qualcuno che avesse il coraggio di avviare un processo. Questo è successo con il pontificato di Papa Francesco".

Negli ultimi anni la comunicazione vaticana ha vissuto "una valanga di scoop", ha aggiunto Gabriele Romagnoli, editorialista de La Repubblica, ricordando il volo in elicottero di Benedetto XVI a Castel Gandolfo dopo le dimissioni dal pontificato e la preghiera di Papa Francesco in una Piazza San Pietro deserta durante la pandemia.

Per Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire, in un'epoca in cui tutto "va veloce", anche la Chiesa deve mettersi al passo. Basti pensare "ai mezzi che portano sulla terra la voce dell'uomo che parla per Dio, in un tempo in cui le macchine cominciano a parlare per e al posto dell'uomo".

L'incontro è stato moderato da Valentina Alazraki, corrispondente di Tve Messico.

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