Uno sguardo cattolico sul presente

La fede

A differenza di altre religioni, dove l'immagine del fondatore si affievolisce e svanisce con il tempo, nella religione cristiana la fede è sempre rivolta direttamente a Gesù vivente.

Celso Morga

8 settembre 2022

fede
Foto: ©CNS photo/Greg Tarczynski

Vorrei iniziare questo nuovo anno accademico invitandovi a meditare sulla fede. La Lettera agli Ebrei definisce la fede come "la certezza delle cose che si sperano, la prova delle cose che non si vedono" (Eb 11,1). Ci presenta poi gli esempi di fede dei "nostri anziani": Abele, Enoc, Noè; soprattutto, ci presenta Abramo e Sara, Isacco e Giacobbe, Mosè, Giosuè, Gedeone (....), Davide, Samuele e i profeti. Nella fede morirono tutti senza aver raggiunto l'oggetto della promessa.

E qual è la promessa? La promessa è il nostro Signore Gesù Cristo. In Lui sappiamo qual è la speranza a cui siamo stati chiamati; qual è la ricchezza della gloria da Lui donata in eredità ai santi (cfr. Ef 1,16-19).

La nostra fede in Gesù Cristo non è un atto di conoscenza puramente naturale; non è una conclusione meramente razionale che può essere dedotta da premesse scientifiche, storiche, filosofiche....

La nostra fede non è certo irrazionale, ma non è nemmeno puramente razionale; se fosse puramente razionale sarebbe riservata esclusivamente agli intelligenti, ai "furbi", a coloro che studiano....

La fede coinvolge la comprensione, ma anche la volontà, che è sempre attratta dal bene, e ancor più dal bene supremo, che è Dio. La nostra ragione vede in Cristo un uomo che può essere creduto (Gv 8,46); nessuno ha potuto accusarlo di peccato (Gv 8,46); egli opera miracoli che testimoniano la verità di ciò che dice (cfr. Gv 3,2) e la nostra volontà, i nostri sentimenti, i nostri affetti sono attratti dalla sua veridicità, dalla sua bontà, dalla sua affabilità... Tutta la sua persona è tremendamente attraente al punto che "il mondo va dietro a lui" (Gv 12,19).

Tuttavia, tutto questo non è sufficiente per l'atto di fede. Poter fare la confessione di San Pietro: "Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16) è grazia, è un dono di Dio, non è frutto della nostra ragione o della nostra volontà. E questo grande dono di Dio ci viene fatto nella Chiesa e attraverso la Chiesa; e nella Chiesa, attraverso la successione apostolica. "Attraverso la successione apostolica, il tempo è morto; nella predicazione apostolica non c'è ieri, né domani, ma solo oggi" (K. Adam).

Nella religione cristiana, la persona stessa del Fondatore è l'oggetto della fede, l'intero sfondo della fede. A differenza di altre religioni, in cui l'immagine del fondatore si affievolisce e svanisce con il tempo, nella religione cristiana la fede è sempre rivolta direttamente a Gesù vivente.

La Chiesa confessa sempre: "Io stesso ho visto Gesù; io stesso l'ho udito e lo sento predicare; io lo vedo risorto; io ho a che fare con lui come persona viva e presente".

Per questo i Vangeli sono una lettera viva; se non fosse per la Chiesa, il Corpo vivo di Cristo, i Vangeli sarebbero una lettera morta. "Senza la Scrittura, saremmo privati della forma genuina dei discorsi di Gesù; non sapremmo come ha parlato il Figlio di Dio, ma, senza la tradizione (apostolica), non sapremmo chi è stato a parlare, e la nostra gioia per ciò che ha detto sarebbe altrettanto scomparsa" (Mohler).

Quando un morente nella Chiesa prega con fede: "Gesù, confido in Te", nel suo cuore e sulle sue labbra batte la stessa confessione di Pietro: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Mt 16,16) e quella di Stefano: "Vedo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio" (At 7,56).

Quell'uomo o quella donna morente guarderà il sacerdote, che probabilmente è di fronte a lui o a lei, e il sacerdote guarderà il vescovo, e il vescovo guarderà il collegio episcopale e il suo capo, il successore di Pietro a Roma. Attraverso la successione apostolica, Cristo è vicino a noi come lo era a Pietro. È pura tempestività!                   

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