Uno sguardo cattolico sul presente

I nostri figli non hanno bisogno di un’infanzia agiata

In una cultura dominata dagli schermi e dalla gratificazione immediata, educare i figli alla diligenza significa aiutarli a ritrovare il gusto per l’impegno, il servizio e la vera gioia.

Lupita Venegas

10 luglio 2026

diligenza
©Pedro Miguel Aires

Ci sono scene semplici che lasciano un insegnamento profondo. Qualche giorno fa ne ho vista una che mi ha commosso. Una nonnina, di oltre ottant’anni, si è seduta accanto al nipotino di otto anni, che era completamente assorto davanti allo schermo del suo iPad.

«Che stai facendo?» chiese con tenerezza.

—Qui… a passare il tempo.

—E perché non vai a giocare con gli altri bambini che sono in giardino?

—Oh, no! Che pigrizia!

La nonna sorrise. Invece di rimproverarlo, decise di parlargli. Gli chiese cosa significasse la pigrizia e, a poco a poco, iniziò una bellissima spiegazione sulle virtù. Gli parlò dei peccati capitali e delle virtù che aiutano a superarli. “Contro la pigrizia, la diligenza”, gli disse con la serenità di chi sa che educare significa seminare per il futuro.

Ho pensato allora all’enorme tesoro che rappresentano i nostri nonni. Con pazienza, esperienza e affetto riescono a trasmettere ciò che nessuno schermo sarà mai in grado di insegnare.

La parola diligenza deriva dal latino diligentia, che significa cura, attenzione e dedizione. È correlata al verbo diligere: scegliere con attenzione, apprezzare, amare. Una persona diligente non si limita a fare le cose; le fa bene, con responsabilità, costanza ed entusiasmo. Nella tradizione cristiana, questa virtù è strettamente legata alla carità, perché chi ama non rimane passivo: agisce, serve, lavora per il proprio bene e per quello degli altri.

Oggi questa virtù risulta particolarmente urgente.

Stiamo assistendo a una vera e propria epidemia di sedentarietà infantile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che la maggior parte dei bambini e degli adolescenti nel mondo non raggiunge i 60 minuti giornalieri di attività fisica moderata o vigorosa raccomandati per la loro età. Allo stesso tempo, il tempo trascorso davanti agli schermi continua ad aumentare ed è spesso accompagnato dal consumo frequente di alimenti ultra-trasformati e bevande zuccherate. Questa combinazione favorisce il sovrappeso, l’obesità, il diabete di tipo 2, l’ipertensione e altri disturbi metabolici a età sempre più precoci. È inoltre associata a difficoltà nel dormire, a una minore capacità di concentrazione, a sintomi di ansia e depressione, nonché a un rendimento scolastico inferiore.

Ma c'è un'altra conseguenza, meno evidente e forse più preoccupante: la perdita del gusto per l'impegno.

La cultura del clic offre una gratificazione immediata. Sembra che tutto si possa ottenere con un semplice tocco sullo schermo. Senza che ce ne rendiamo conto, alcuni bambini iniziano a rifiutare qualsiasi attività che implichi aspettare, esercitarsi o perseverare. Leggere un libro, imparare a suonare uno strumento, riordinare la stanza, dare una mano in casa o semplicemente uscire a fare una passeggiata sembra loro troppo faticoso.

Ecco perché noi genitori dobbiamo riprendere con serenità il nostro ruolo di autorità e di guida. Educare non significa solo proteggere i figli o garantire loro il benessere. Educare significa formare il carattere. Significa insegnare loro che la felicità duratura non nasce dal fare sempre ciò che si desidera, ma dallo sviluppare abitudini che rafforzino la volontà.

Abbiamo bisogno di bambini diligenti. Bambini che si alzino per dare una mano prima ancora che qualcuno glielo chieda. Che scoprano la gioia di servire. Che provino la soddisfazione di portare a termine un compito difficile. Che giochino all’aria aperta, corrano, saltino, esplorino, stiano insieme agli altri e imparino a lavorare in squadra. Un bambino attivo non solo rafforza i muscoli e il cuore, ma sviluppa anche disciplina, autostima, resilienza e abilità sociali.

Forse è giunto il momento che noi famiglie riprendiamo un vero e proprio progetto di formazione alle virtù. Anziché passare la giornata a correggere comportamenti isolati, potremmo proporci di coltivare, in modo consapevole, le cosiddette sette virtù capitali: umiltà, generosità, castità, pazienza, temperanza, carità e diligenza.

Cosa stiamo facendo per rafforzare il lato positivo della personalità dei nostri figli?

Sarebbe meraviglioso scegliere una virtù ogni mese e metterla in pratica in famiglia. Se l’obiettivo è crescere nella generosità, possiamo organizzare visite a una casa di riposo, condividere il cibo con chi è nel bisogno o donare vestiti in buono stato. Se vogliamo rafforzare la pazienza, possiamo impegnarci a urlare meno in casa, imparare a risolvere i conflitti senza ricorrere alla violenza e perseverare insieme in attività che richiedono tempo, come imparare a suonare uno strumento, praticare uno sport o sviluppare un’abilità artistica.

Quando i bambini vedono i propri genitori mettere in pratica queste virtù, scoprono che non si tratta di semplici teorie, ma di uno stile di vita.

E se questo mese decidiamo di concentrarci sulla diligenza, possiamo iniziare con azioni molto concrete:

  • Limitare in modo ragionevole il tempo trascorso davanti agli schermi.
  • Ricordiamo che riposarsi significa anche cambiare attività, non solo rimanere immobili.
  • Coinvolgere tutti nelle faccende domestiche, in base alla loro età.
  • Quando possibile, percorrere brevi tragitti a piedi o in bicicletta.
  • Essere attenti alle esigenze degli altri e offrire aiuto senza aspettare che ce lo chiedano.
  • Cercare di dedicare ogni giorno un po’ di tempo al gioco libero all’aria aperta, al movimento e alla socializzazione.
  • Riconoscere e lodare l'impegno molto più che i risultati.

I nostri figli non hanno bisogno di un’infanzia agiata; hanno bisogno di un’infanzia che li prepari alla vita. L’impegno non li priva della gioia; al contrario, permette loro di scoprire la soddisfazione di raggiungere gli obiettivi, di aiutare gli altri e di diventare persone forti, responsabili e generose.

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