Uno sguardo cattolico sul presente

Evangelizzazione, tra emozione e ragione

I movimenti e gli incontri che attraggono giovani e adulti lontani dalla Chiesa stanno dando frutti evidenti: conversioni, riconciliazioni, vocazioni, comunità vive.

Javier García Herrería

17 marzo 2026

evangelizzazione emozione
Javier e Marta condividono la loro fede nelle parrocchie, nei gruppi Emmaus e ovunque siano invitati.

In un momento in cui il ruolo delle emozioni nell'esperienza di fede fa notizia sui media generali e religiosi, ci sono esperienze che ci ricordano che il cristianesimo continua a essere trasmesso soprattutto da persona a persona. Venerdì sera è stata una di queste.

Per quasi quattro ore, circa quarantacinque persone si sono riunite nella casa di Javier Huerta e Marta, sua moglie. L'incontro - semplice e domestico - consisteva nel condividere la loro testimonianza di fede, guardare un documentario, ascoltare musica cristiana dal vivo, parlare e cenare insieme. Niente di spettacolare dall'esterno. Tuttavia, l'esperienza ha avuto un'intensità rara: molti dei presenti non erano credenti o erano lontani dalla Chiesa.

Una conversione non voluta

La serata è iniziata con la storia della conversione di Javier e Marta. Non è stata una ricerca pianificata o il risultato di un lungo processo. Come ha spiegato Javier, tutto è iniziato inaspettatamente quando hanno ascoltato la canzone "The Song of the Lord". Uragano, da Hakuna. In quel momento - secondo la sua stessa testimonianza - ebbe la certezza interiore che Dio esisteva e che lo amava.

Quell'intuizione iniziale fece scattare qualcosa di molto più profondo di un'emozione passeggera. Javier iniziò a leggere con una voracità insolita per lui. Si immerse in testi classici sulla spiritualità, sui grandi santi della Chiesa e su libri di scienza: fisica, cosmologia, biologia. Ciò che scoprì lungo il cammino lo sorprese profondamente: più imparava a conoscere le conclusioni della scienza contemporanea sull'universo e sulla vita umana, più gli sembrava ragionevole l'idea di un cosmo pensato e ordinato.

A seguito di questo processo, ha deciso di investire tempo e risorse in un progetto singolare: la produzione di un documentario di quaranta minuti che sintetizza gli argomenti scientifici - cosmologici e biologici - che indicano l'esistenza di Dio. L'approccio ricorda la corrente apologetica che negli ultimi anni è stata divulgata in Spagna da autori come José Carlos González-Hurtado o alcuni saggi internazionali sul rapporto tra Dio e la scienza.

Dalla ragione all'emozione

La serata ha alternato la visione del documentario ad alcune canzoni, i cui testi trasmettevano la vicinanza e l'amore di Dio, facendo appello direttamente al cuore e all'esperienza dell'incontro con Dio.

Ma l'incontro non si è limitato alle emozioni. C'è stato anche un intervento dottrinale di circa quindici minuti, volto a dare un contenuto intellettuale alla fede e all'esperienza di Dio che veniva proposta. Sono seguite domande da parte del pubblico, una merenda con quanto portato dai partecipanti e, alla fine, tre canti di lode in stile più carismatico.

L'atmosfera è stata sorprendentemente accogliente per profili molto diversi: credenti convinti, persone lontane dalla Chiesa, cattolici non abituati alle espressioni musicali della fede o, al contrario, entusiasti di esse. Molti partecipanti erano stati a Emmaus e hanno portato i loro amici a fare un'esperienza che potesse aprirli all'incontro con Cristo. Il risultato, in termini umani, è stato piacevole e intellettualmente stimolante. Spiritualmente, per molti è stato molto significativo.

Javier e Marta organizzano questi incontri circa ogni mese. In poco più di un anno, più di ottocento persone hanno visitato la loro casa. La coppia parla con naturalezza dei frutti che ha visto: amici che stanno ripensando la loro fede, conversazioni inaspettate, percorsi spirituali che cominciano ad aprirsi.

La motivazione è semplice: fornire uno spazio in cui chi non crede possa almeno considerare seriamente la possibilità che Dio esista.

La questione dell'emotivismo

Esperienze come questa assumono una risonanza particolare nel contesto attuale. Una quindicina di giorni fa, i vescovi spagnoli hanno pubblicato un documento in cui mettevano in guardia dai rischi dell'emotivismo nell'esperienza religiosa: la possibilità che la fede si riduca a sentimenti intensi senza un sufficiente fondamento dottrinale o sacramentale.

Il testo ha suscitato un ampio dibattito nella stampa religiosa. Alcuni media hanno interpretato il monito come indirettamente rivolto a movimenti ed esperienze recenti come Hakuna, Emmaus o Effetá, molto incentrati sulla testimonianza personale e sulla dimensione esperienziale della fede.

La Conferenza episcopale ha esplicitamente negato questa interpretazione durante la conferenza stampa di presentazione del documento. Successivamente, un messaggio sui social media del suo ufficio stampa - poi cancellato - ha riacceso il dibattito.

Il risultato è stato una certa ambiguità. Quando si mette in guardia da un fenomeno senza specificare a quali pratiche specifiche ci si riferisce, molti possono sentirsi allusi..., o essere individuati da altri.

L'esperienza a casa di Javier Huerta aiuta a sfumare il dibattito. C'è stata emozione, certo: canti, silenzio, testimonianze personali. Ma c'era anche la ragione: un documentario apologetico basato su argomenti scientifici, una spiegazione dottrinale, un dialogo aperto.

In altre parole, era un'esperienza che faceva appello al cuore senza rinunciare all'intelligenza. Non pretendeva di essere un'esperienza cristiana completa, ma non si poteva fare di più in meno tempo. Non comprendeva sacramenti o esperienze caritative, anche se se ne parlava in modo molto positivo. 

Il merito di aver aperto la porta

Al di là di ogni discussione teorica, c'è un aspetto che merita di essere sottolineato: il gesto dell'ospitalità evangelizzatrice.

Una normale coppia di sposi che periodicamente apre la propria casa per accogliere decine di persone - molte delle quali lontane dalla fede - si assume uno sforzo notevole. Preparazione, organizzazione, tempo, energie. Il tutto con un unico obiettivo: condividere quella che per loro è stata una scoperta decisiva.

Queste iniziative ricordano qualcosa di essenziale per il cristianesimo: per secoli la fede è stata trasmessa nelle case, alle tavole comuni e in semplici conversazioni.

Una sfida pastorale

Il dibattito sull'emotivismo non è banale. La Chiesa ha la responsabilità di fare in modo che la fede non si riduca a un'esperienza emotiva passeggera. Ma deve anche riconoscere e accompagnare i luoghi in cui la fede si risveglia.

I movimenti e gli incontri che attraggono giovani e adulti lontani dalla Chiesa stanno dando frutti evidenti: conversioni, riconciliazioni, vocazioni, comunità vive.

Come in ogni realtà ecclesiale, ci saranno sempre aspetti che possono essere migliorati. Ma perché tale miglioramento sia possibile, le linee guida pastorali devono essere chiare, concrete ed espresse con delicatezza. Altrimenti, si rischia di generare inutili sospetti o di indebolire la fiducia di chi, con grande generosità, cerca di annunciare il Vangelo in contesti dove la fede sembra essersi spenta.

Tra emozione e verità

Forse la lezione più semplice di quella serata è questa: la fede cristiana non è solo un'idea o un sentimento. È, allo stesso tempo, un'esperienza che tocca il cuore e una verità che cerca l'intelligenza.

E a volte - come accade nel salotto di ogni casa - le due cose si incontrano nel più semplice dei luoghi: una conversazione franca tra amici che si chiedono insieme se Dio possa esistere.

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