Uno sguardo cattolico sul presente

Alla ricerca del pensiero divergente

Sarebbe interessante indagare il momento storico in cui è iniziato questo processo di perdita di gusto per il confronto con la differenza. Quando la differenza è diventata così insopportabile per noi? O quando siamo diventati così amari?

Maria Laura Conte

12 febbraio 2021

È stato licenziato perché è stato il primo a riportare una certa notizia durante le elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Solo che si trattava di una storia politica che ha fatto male al pubblico del suo canale e ancora di più all'editore. È successo negli Stati Uniti, ma l'eco ci è giunta attraverso un editoriale che Chris Stirewhalt, il giornalista coinvolto, ha scritto per il Los Angeles Times. Un pezzo vibrante in cui l'autore prende il testimone del licenziamento per ragionare sulla tensione tra due parole opposte, assuefazione e informazionee informazioni.

Il pubblico americano, si legge, è stato rimpinzato (metaforicamente) da un tipo di prodotto mediatico ad alto contenuto calorico (fake news) e scarso contenuto nutrizionale (verità) ed è diventato assuefatto, disinformato. Al punto che quando gli viene trasmessa una notizia, cioè quando è esposto alla pura informazione, l'organismo crolla, non riconosce la dieta quotidiana, la rifiuta fino a vomitarla.

conversazione divergente

La metafora è esagerata, ma fa luce su un angolo che lasciamo volontariamente in ombra: molti di noi sono ormai in grado di ascoltare solo ciò che già sanno o che vogliono sentire, o che conferma il loro giudizio. Siamo inclini all'assuefazione, ci siamo abituati alla narrazione di una realtà semplificata in cui l'irruzione del pensiero divergente è inquietante: viene presentata come dissidente, non viene nemmeno riconosciuta per quello che è, cioè qualcosa di diverso da noi con un potenziale curioso. Viene pertanto respinto a priori.

Sarebbe interessante indagare il momento storico in cui è iniziato questo processo di perdita di gusto per il confronto con la differenza. Quando la differenza è diventata così insopportabile per noi? O quando siamo diventati così amari?

Per i nostri autori latini, il "divergenza"era una dimensione quotidiana con cui bisognava fare i conti, in guerra, in politica e in filosofia. Latino diverto – diversum indica una svolta verso due lati opposti, separati, distanti. Per Caesar, diverso può essere, ad esempio, un percorso che procede in direzione opposta a quella desiderata (iter a proposito diversum), quindi può essere infido, ma attraente; mentre per Sallustio è la parola giusta per descrivere il tumulto tra emozioni estreme, tra paura e dissolutezza (metu atque lubidine divorsus agitabatur).

Qui, tra Cesare e Sallustio, sta il punto doloroso e affascinante: la divergenza sposta, apre finestre, mostra lati diversi, e quindi ci espone a rischi. Come quella di cambiare idea, di accettare di fare un passo indietro o di lato. Rivela cose sulla realtà che ci circonda, fenomeni che non abbiamo visto e tanto meno calcolato. Per questo ne abbiamo bisogno, soprattutto quando il mondo che ci circonda è sempre più complesso e cercare di semplificarlo ci distrae soltanto.

Fortunatamente (e non si tratta solo di un gioco etimologico) esiste un modo per resistere alla prova della divergenza senza cadere da oscuri dirupi: si chiama conversazione.

La conversazione (da cum - vertostessa composizione di di-verto) ci chiede di dialogare con chi non è uguale, non pensa e non vede come noi, eppure partecipa alla stessa comunità.

La conversazione è un momento per fidarsi della propria differenza e, allo stesso tempo, per lasciarsi investire dalle opinioni divergenti degli altri, al fine di spingersi in ambiti creativi prima inimmaginabili. Una conversazione franca su come riadattare gli stili di vita, la politica e l'economia sulla scia della pandemia è l'esempio più banale che si possa proporre. Ma tutti possono vederlo nella loro esperienza quotidiana: a diversi livelli, la conversazione è un invito a cedere le proprie responsabilità agli altri.

Chi si "abitua" (per riprendere l'espressione del giornalista americano) a questo tipo di conversazione difficilmente vi rinuncerà. Perché è un'attivazione dell'umanità: i depositi personali di certezze e progetti vengono messi a rischio per una posta in gioco più alta. Contrasta la dipendenza, quella sgradevole forma di obesità dell'anima.

Sì, bisogna rinunciare a qualcosa, ma si guadagna di più. È una questione di fatti, non di parole.

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